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Sardegna: natura, archeologia e tradizioni

Un tour archeologico tra i Nuraghi, architetture arcaiche e misteriose

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Ai primi di maggio a Cagliari c’è la festa di Sant’EfisioPer capire quanto la tradizione, l’antichità dei riti che addirittura risalgono al Neolitico, siano profondamente radicati in Sardegna, bisogna vedere questa festa e la sua sfilata in onore del Santo, la famosa Infiorata. Sulla strada sfila il carro con l’immagine di Sant’Efisio, trainato da due buoi con le corna che ricordano l’antica tradizione di portare la Divinità (la Dea) fuori dal Tempio.

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È l’occasione per fare sfilare i costumi sardi. E lì bisogna soffermarsi ad analizzarli più precisamente, per capire il perché di una tradizione che continua in modo così caparbio. Nei costumi di Orgosolo ci sono ricamati dei fiori che si trovano – uguali! – nelle tombe dei Faraoni Egizi. Le cuffiette della donne sono simili alla cuffia delle statuette delle antiche Dee. E il corpetto, che continua con un grembiule sopra ad una gonna a balze, è lo stesso della Dea dei Serpenti di Creta. Solo che sui seni (che sulla statuetta erano nudi) è stata aggiunta una bianca camicetta ricamata… Ma se vi siete persi la Festa di Sant’Efisio forse siete ancora in tempo a partecipare alla festa di Sant’Ignazio a Laconi, dove potete riempirvi gli occhi con altre processioni e costumi tradizionali interessantissimi.

Sito del Monte Baranta

Un posto poco conosciuto, nel Comune di Olmeto, nella parte nord-ovest dell’Isola, a 13 chilometri da Alghero, è il Monte Baranta: un complesso archeologico che costituisce uno dei più straordinari esempi di complesso fortificato pre-nuragico, che risale all’Età del Rame (2400-2200 a.C.).  C’è una muraglia, fatta di mura megalitiche, che disegna una specie di recinto-torre al centro del quale campeggia un Menhir che non è stato eretto, pur essendo in lavorazione e quasi finito. Questo ci fa pensare che il luogo sia stato abbandonato in fretta e furia, a causa di un evento misterioso. Io di “vecchi sassi” ne ho visti tanti, ma questo posto mi ha molto impressionato, perché ti sembra davvero di trovarti di fronte ad un esempio di proto-nuraghe, e ancor di più mi ha intrigato l’idea – ricorrente – di un evento naturale catastrofico che ha segnato il destino di intere popolazioni. Mi ha colpito anche perché il recinto di mura è collocato proprio ai confini di una scarpata: dietro hai le mura e davanti la scarpata. A cosa poteva servire? E’ un luogo ancora più misterioso dei nuraghe…

Monte Baranta, Immagine di Flickr User Nciolas Vadilonga

Monte Baranta, Immagine di Flickr User Nciolas Vadilonga

La spada nella roccia

Anche i famosi Maumutones di Mamoiada sono il segno tangibile di una tradizione arcaica. Uno degli organizzatori  mi ha raccontato che da tempo stabiliscono rapporti culturali con Mondi collegabili, dalle ritualità africane a quelle asiatiche. A me la lotta fra uomo e animale ricorda riti simili che ho visto in America Latina: certo che i Maumutones rimangono l’esempio più interessante e impressionante e vivo di questa ritualità arcaica.

Se non bastasse in Sardegna c’è anche… la Spada nella Roccia! Altro che Re Artù: il rito della spada infissa nella roccia è tutto sardo, come mi ha spiegato il professor Ugas, archeologo e studioso del passaggio dalla Cultura Matristica a quella Patriarcale. Nel terzo millennio a.C. gli Iberi, guidati dal Re Norace, arrivano infatti sull’Isola e attorno al XVII secolo a.C. la spada diventa l’arma dei guerrieri, che ogni tanto però – forse in tempo di pace o forse per qualche sacrificio – infiggono la loro arma nella roccia della parte superiore del Tempio, come succede a Su Tempiesu a Orune. A me piace pensare che sia un rito di pacificazione… Molto importante, perché abbandonare e sacrificare una spada di bronzo, con quel che costava e con quel che voleva dire, era un grosso sacrificio, quindi un simbolo importante!

Dedalo

Poi, sempre nel nord, c’è il Pozzo di Santa Cristina nel Comune di Paulilatino, che è una meta assolutamente da vedere! E’ un pozzo ipogeo, cioè sotterraneo: ci si arriva con una scalinata costruita come un triangolo. Ovviamente anche questo monumento era astronomicamente allineato e orientato: in un certo periodo dell’anno la luna si specchiava nel pozzo e la sua luce penetrava attraverso un foro nello specchio dell’acqua, come segno di fertilità. Scendendo nel pozzo sono rimasta esterrefatta vedendo com’è stato costruito: con lastre sovrapposte che sporgono quanto basta, fino ad arrivare a stringersi alla sommità. E’ la stessa tecnica della Tomba di Agamennone a Micene. O questa architettura dalla Sardegna si è espansa per tutto il Mediterraneo, oppure è esistito davvero il famoso architetto Dedalo! Chi e come poteva costruire in questo modo in tutto il Mediterraneo? Che Dedalo fosse sardo???

Io spero di avervi incuriosito con le tappe di un viaggio in Sardegna piuttosto speciale, come al solito con una forte motivazione storica. Ma nessuno vi impedisce di seguire le tracce dell’antichità godendovi anche la natura meravigliosa dell’Isola. La mia amica Serena (sarda DOC, che cura il nostro sito di Velistipercaso) mi ha segnalato Su Gorroppu, che è un canyon vicino a Dorgali, verso Nuoro, che rappresenta uno spettacolo naturale incomparabile, dove si fanno belle camminate a piedi. Poi ci sono tanti monumenti naturali, come Perda ‘e Liana (un costone di roccia dove qualche spericolato si arrampica con le corde) e la Scala di San Giorgio a Osini. C’è la voragine di Su Sterru paradiso degli speleologi.  Vicino a Cagliari la mia amica Silvia (che per lavoro e per vocazione si legge tutti gli itinerari del sito Turistipercaso) mi ha segnalato Mari Pintau, cioè il mare dipinto. Poi c’è la spiaggia di Chia, c’è Stintino, Cala Gonone, la costa di Orosei, la Grotta del Nettuno, Piscinas e poi la Giara, la Piana coi cavallini.

Poi ci sono il porcheddu, i carciofi e lo zafferano. E i dolci di pasta di mandorle. E la birra Icnusa. Il mirto. I cestini di Castelsardo. E poi Caprera e Garibaldi… Insomma, questa “suola di scarpa” che è la Sardegna (sembra che il suo nome derivi proprio da “sandalo” per la sua forma) rappresenta un posto meraviglioso da esplorare: c’è tutto!

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