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Un viaggio semplice in campagna


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di Vito Antonio Giorgio

Era un mercoledì di giugno e andai in campagna, verso le quattro, qualche giorno dopo che finimmo di raccogliere le ciliegie ferrovia (una varietà pugliese). Fu mio padre a volermi, voleva aiuto. Andai con una Fiat Panda.

Mio padre, in particolare, disse che voleva essere aiutato a raccogliere “ì zepp’r” che sarebbero i rimasugli della potatura che andavano raccolti per essere bruciati. Non sempre si poteva bruciare roba in campagna e bisognava stare ben distanti dai confinanti, evitare fiamme alte ecc. Mio padre, in mezzo al terreno, aveva creato dei luoghi ad hoc, lontani da altre piante e dai confini, per fare questi falò.

Arrivato lì, a parte i rami da raccogliere, c’era poca erba in giro essendo un terreno coltivato ma qualche fiore di campagna era ben visibile. Riguardo gli alberi, erano in fiore alberi come il melograno e il sorbo. Pochi erano i frutti maturi in giro, solo le ciliegie duroncelle (altra varietà di ciliegie, piccole), le pere di San Giovanni (piccole, gialle e rosse, quando mature) e alcune prugne (giallo-verdi) dette susine di San Giovanni.

Tutti gli altri frutti erano in maturazione: altri tipi di prugne (la Goccia D’Oro, la California Blue, la Coscia di Monaca, la Black Glamour, la Felisio Bianca ecc.); fioroni (fiorone di San Giovanni, fiorone di Terlizzi ecc.); mele (la mela Renette Champagne); un altro tipo di pere (la pera Coscia); albicocche (la Bella d’Imola); nespole giapponesi; nespole invernali (che diventano marroni); azzeruoli (rossi e gialli); mele cotogne; ovviamente olive (tipi da olio come il Coratino, il Leccino, la Nocellara e/o da pasto come quelle Taggiasche, le Cerignola e le Kalamata), ovviamente uva (da tavola come la Regina dei Vigneti, l’Uva Fragola Nera, l’Uva Italia, il Pizzutello Bianco, e da vino come il Moscato Giallo e il Moscato Nero); mirtillo; piante di fichi d’india piccole, non ancora in fiore; frutti a guscio come mandorle (dure o morbide), noci ecc.

Non mancavano le spezie: due alberi di alloro; due arbusti di rosmarino; timo, anche se non lo utilizzavamo mai in casa.

Alcune piante di rose non ancora in fiore completavano il quadro.

Il lavoro non era molto faticoso, per fortuna, io stesso non ero molto palestrato ma neanche mio padre, non più di tanto.

Nel frattempo, come al solito, ero attratto da quei pochi fiori che c’erano, dai papaveri, dai fiori del sorbo, soprattutto dai fiori di melograno, e decisi di fare qualche fotografia con lo smartphone. Dei fiori del sorbo provai per la prima volta a sentirne l’odore ma non davano di niente di che; dei fiori di melograno conoscevo già l’odore, dei fiori di papavero pure.

C’era, in particolare, un bel papavero che svettava dal terreno e decisi di fotografarlo. Con lo smartphone feci foto anche a un albero di melograno in fiore, a un fiore di sorbo, alla piccola pianta di fichi d’india senza fiori, a un arbusto di mirtillo ecc.


Nel frattempo mi venne anche da fare pipì e la feci.

«Che fai!», urlò mio padre verso le venti, da lontano, dato che si stava facendo buio e voleva essere aiutato. «No, niente! Ho solo fatto pipì!» risposi.

Cessai per un attimo di fare il perlustratore della mia campagna e andai a prendere un po’ d’acqua dalla sua auto, tornai ad aiutarlo. Andava di fretta.

Si fece buio e la luna era piccola piccola piccola, decrescente. La ammirai.

Fu l’ora di ritornare.

Non era notte tarda e molte stelle erano ancora poco visibili anche perché le città emettono una luce tale che offusca il cielo persino dopo chilometri, ma vedevo abbastanza bene le solite Orsa Maggiore, Orsa Minore, Cigno e Cassiopea.

Giove e Marte erano ben visibili all’orizzonte, anche dall’auto.


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