Esplora Menu Search Cerca

Il primo viaggio

Lascia un commento

di Antonio Calabrese

Partimmo piano, casa su quattro ruote
con l’orizzonte scritto sul parabrezza
la strada ci insegnava nuove note
ogni confine perdeva la sua asprezza.

Laghi opachi, vento sul Danubio
città dorate viste dall’altezza
Budapest brillava come un dubbio
il tempo rende sogno e poi carezza.

Campi infiniti, case tutte uguali
carretti lenti, saluti improvvisati
la vita scorre in gesti essenziali
inermi e veri, mai programmati.

Castelli vuoti, chiese luminose
affreschi vivi dentro al silenzio
strade antiche, promesse misteriose
incise nella pietra e nel consenso.

Nel verde ampio dei monti transilvani
la paura si scioglie nella luce
il mito resta ai bordi dei sentieri lontani
la realtà consola e riconduce.

Monasteri dipinti come preghiere
colori che resistono al dolore
mani pazienti curano le fiere
del tempo, trasformandole in fiore.

Falò notturni, voci che si uniscono
il viaggio diventa condivisione
anime stanche piano si riconoscono
in una semplice comunione.

Quando la strada infine ci riporta
resta qualcosa che non fa ritorno:
non è il camper a varcare la porta
ma chi siamo diventati lungo il giorno.


La poesia che avete appena letto partecipa al Premio letterario Per Caso TV. Consultate qui il regolamento.

Lascia un commento

Iscriviti alla Newsletter di Italia Slow Tour
Riceverai tutti gli approfondimenti e il dietro le quinte di Slow tour Padano in anteprima.
Riceverai tutti gli approfondimenti e il dietro le quinte di Slow tour Padano in anteprima.
Iscriviti alla Newsletter di Italia Slow Tour