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Slow Tour in Veneto

Viaggio nell’agroalimentare tra territorio, storia e turismo

di Patrizio Roversi

Durante le riprese di Slow Tour Padano (riguarda qui le puntate! – ndr) alla ricerca di esempi virtuosi di aziende agricole verdi, impegnate nello sforzo di essere più eco-compatibili, mi è capitato spesso di trovarmi in Veneto. Non è un caso, è una regione agricola per eccellenza con un elenco sconfinato di prodotti DOP e IGP. Tutta questa biodiversità è frutto di una varietà geografica di climi e paesaggi: il Veneto va dalle montagne di Cortina alla laguna di Venezia, passando per i Colli Euganei, la pianura di Verona e il Delta del Po. Ma, si sa, l’agricoltura è un tema vastissimo che ne intercetta tanti altri: dalla storia al linguaggio, dalla gastronomia all’ambiente. Di conseguenza il mio viaggio non è stato solo agricolo.

Tenuta Amadio, panorama sulle coltivazioni di Prosecco

La prima tappa è stata… una sfida all’ultimo chicco di riso col mio amico Giacomo, gastronomo di Isola della Scala, città del Vialone Nano, dove ogni anno si tiene la più grande Fiera del Riso mai vista. Lui ha cucinato un Risotto all’Isolana, io Riso pilaf alla mantovana. La differenza? Abissale! La disfida si è consumata (con successiva degustazione) alla Riseria La Pila, una cooperativa che mette assieme 12 diverse aziende che producono Vialone, ma anche Carnaroli e Arborio, su 600 ettari di risaia. La Riseria la Pila ha realizzato una cosa impensabile fino a poco fa, la risaia biologica, e fa cose importanti dal punto di vista dell’economia circolare: gli scarti diventano mangimi, cosmetici, olio e materiali per la bioedilizia.

Da Verona vado a Padova, dove trovo il mio amico Hiro, chef giapponese che sta facendo la spesa al mercato di Piazza delle Erbe e Piazza della Frutta. Lui cerca ingredienti per la sua cucina, io le testimonianze più o meno monumentali del legame fra contado e città. Ad esempio il Canton delle Busìe (cioè bugie), dove i commercianti cercavano di imbrogliare i clienti e non a caso sono state scolpite nella pietra le unità di misura per evitare truffe. Oppure il Peronio, colonna ornata di bassorilievi che raffigurano zucche, palme, pere e mele e che probabilmente sosteneva un gran tendone sotto cui fare mercato. Ma a Padova c’è anche una fruttoverduroteca speciale: l’Orto Botanico! Il più antico del mondo, Patrimonio UNESCO, “inventato” nel 1545 dai Veneziani che da viaggiatori incalliti avevano già capito l’importanza di studiare e coltivare la biodiversità. Ancora oggi è una raccolta unica nel suo genere di piante alimentari, un libro aperto sulla storia dell’alimentazione con elementi preziosi per il futuro.

Non si può fare un viaggio tra le eccellenze venete senza andare a trovare qualcuno che fa il vino! Dalle parti di Treviso, sui Colli Asolani, sono andato alla Tenuta Amadio. Simone Rech è giovane, ha ripreso in mano le vigne del nonno, ma rivoluzionando l’azienda fino a farne un modello di eco-compatibilità: agricoltura di precisione, niente diserbo chimico, dati su suolo e clima per dosare le irrigazioni, concimi naturali, lavorazioni a mano e una cantina scavata nella roccia per la climatizzazione naturale. Indovinate che vino produce? Soprattutto Prosecco DOCG, naturalmente!

Sui Colli Euganei ho visitato un’altra azienda che produce vini pregiatissimi, il Filò delle Vigne. Il proprietario, Carlo Giordani, ha un problema: l’invasione dei cinghiali che mangiano l’uva e danneggiano il terreno. Niente paura: a Venezia, l’Università Ca’ Foscari ha creato un master sulla fauna selvatica! Il professor Marco Olivi e i suoi studenti affrontano con un approccio interdisciplinare – biologico, economico e legale – l’eterno dissidio Agricoltura vs Natura. Riccardo Masin, Presidente del Parco dei Colli Euganei, conferma che da queste parti non c’è contraddizione fra conservazione dell’ambiente e coltivazioni agricole.

Io sono nato in pianura, ma mi piacciono gli altopiani dove sei in montagna senza troppi dislivelli! Quando ho conosciuto l’Asiago sono impazzito: è un Paradiso! Un paesaggio dolcissimo, tranquillo eppure variegato, una natura amica. E tanta storia, a cominciare dai Cimbri che scesero dal Nord e hanno strutturato una comunità ancora oggi viva, i Sette Comuni, tradizionalmente autonomi: Asiago, Lusiana-Conco, Enego, Roana, Rozo, Gallio e Foza. I Cimbri, tra le altre cose, hanno inventato le DOP e IGP: esportavano i loro formaggi, ma marchiati, per ribadirne la provenienza.

La Storia non è stata generosa con l’altopiano: qui è stata sparata la prima cannonata della Prima Guerra Mondiale, una guerra disgraziata che ha raso al suolo tutto, uomini, case e foreste. Foreste che nel 2018 sono state distrutte di nuovo dalla Tempesta Vaia che in Veneto ha fatto 1,7 miliardi di danni! Cent’anni fa gli abitanti si sono messi a coltivare il bosco devastato dalla guerra con piccoli frutti, mirtilli e funghi che hanno compensato il mancato guadagno dal legname.

Adesso Giustino Mezzalira (di Veneto-agricoltura) e Andrea Rigoni (imprenditore) mi hanno raccontato che l’idea potrebbe essere la stessa: coltivare il sottobosco e produrre miele coi suoi fiori, in attesa che rinasca. Si calcola che i frutti di bosco potrebbero rendere abbastanza da non lasciare i territori senza risorse, nel frattempo bisogna ripiantare il bosco, correggendo gli errori del passato che hanno indebolito la biodiversità. Il passato apre prospettive per il futuro, ancora una volta la sapienza viene dalla terra!

Patrizio Roversi

Questo itinerario è realizzato in collaborazione con la Regione Veneto

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