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La Schita dell’Oltrepò Pavese

Una ricetta social, ambasciatrice del territorio

Infiniti sarebbero i racconti del territori attraversati dal Po e, oltre a narrarli in tv, perché non scriverli? Per esempio, quello che riguarda la Schita dell’Oltrepò Pavese, ricette dalla tradizione plurisecolare improvvisamente diventata Social dallo scorso aprile quando la giornalista Cinzia Montagna ha inserito nel suo profilo Facebook l’immagine di una schita appena cucinata.

Ed è stato un immediato successo, tanto che ventiquattr’ore dopo esisteva già il gruppo “La schita dell’Oltrepò Pavese“, oggi popolato da 2500 iscritti da ogni parte d’Italia e anche dall’estero. Gruppo in crescita che da pochi giorni ha anche un sito dedicato www.laschitadelloltrepopavese.it.

Ma cos’è la schita?

Da un impasto di farina, acqua e un pizzico di sale si ottiene questo prodotto che va dorato in padella, nello strutto secondo la ricetta originaria oppure nell’olio. Rigorosamente senza lievito perché il risultato sia una focaccetta schiacciata, schita appunto, non croccante ma nemmeno morbida, non una crepe e nemmeno un pane da spezzare: proprio nella giusta consistenza della cottura la schita richiede un po’ di allenamento e di attenzione per conferirle uno spessore sottile, evitando sia di bruciacchiarla sia l’assorbimento eccessivo di olio o di strutto. La schita si può mangiare da sola oppure spolverata di zucchero nella sua versione dolce o accompagnata a salumi, formaggi e verdure nella versione salata e con un ampio ventaglio di abbinamenti possibili ai vini.

Storico cibo delle campagne oltrepadane, molto più semplice ed economico del pane, la schita dell’Oltrepò Pavese lo scorso novembre è entrata a far parte dell’Arca del Gusto di Slow Food grazie all’interessamento del fiduciario Slow Food della condotta locale, Teresio Nardi. Ed è già tutto un mondo – Schita, che comprende gadget (t-shirt, mascherine, shopper e grembiuli da cucina) e una favola sul tema intitolata “Il piccolo Mediterraneo scopre la schita dell’Oltrepò Pavese”, scritta dalla Montagna, pubblicata da Primula Editori di Giorgio Macellari (anche in versione kindle) e illustrata da Andrea Bianchi Carnevali, con l’impaginazione grafica di Daniele Safranez. Con la sua forza evocativa, la semplice Schita sta guadagnandosi uno spazio che è sinonimo di genuinità di un intero territorio.

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