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Viaggio in Giappone
di Tatiana Dutto
Mi chiamo Tatiana, non vedente, 44 anni e con mio marito Luigi, 40 anni, ipovedente, abbiamo visitato il Giappone dal 18 febbraio al 1° marzo 2025, spendendo complessivamente 9.599,00€.
Il 19 febbraio siamo giunti a Tokyo, una megalopoli che rapisce dal primo istante: 37 milioni di abitanti, strade brulicanti di vita a ogni ora del giorno e della notte e grattacieli sui quali compaiono, improvvisamente e inaspettatamente, pubblicità di ogni genere, in un’esplosione di suoni e colori.
La prima tappa ci ha portato alla stazione di Shibuya, uno degli snodi principali della città, ad ammirare la splendida statua del cane Hachiko, costruita a seguito della vicenda del cane che, tra gli anni Venti e Trenta, aspettò ogni giorno il treno del suo padrone, il professor Ueno, e continuò per altri dieci anni anche dopo la sua morte. Shibuya è il cuore e l’anima giovane di Tokyo ed è famosa per avere uno degli incroci più trafficati al mondo, nelle ore di punta, si stima che da 1.000 a 2.500 persone attraversino questo incrocio ogni due minuti.
Partendo dal quartiere di Shinjuku, la visita della città si è svolta con i mezzi pubblici, autobus e metropolitane, dove tutto è governato da un ordine impeccabile. I mezzi hanno orari precisi che spaccano il secondo e si aspettano in file ordinate, rigorosamente controllate dagli addetti. Ciò che colpisce è la grande civiltà delle persone, che si impegnano a tener puliti e ordinati gli spazi comuni con un senso del dovere senza eguali; aspetto preziosissimo, i posti riservati a disabili e anziani restano sempre a disposizione: anche con bus o metro strapieni, nessuno andrà ad occuparli. Inoltre, il Giappone è un paese estremamente sicuro: potreste lasciare i vostri averi per strada e ritrovarli esattamente dove erano.
Le persone parlano poco inglese, ma sono estremamente gentili e disponibili e fanno di tutto per cercare di comprendere e aiutare chi si trova in difficoltà.
Ampio spazio è dedicato alla sicurezza e all’accessibilità di disabili ed anziani: da ricordare le paratie delle metropolitane, che si aprono soltanto al passaggio dei convogli, aumentando protezione e sicurezza, e i semafori sonori, molto utili per i disabili visivi, caratterizzati da suoni diversi per il verde nelle rispettive vie che compongono gli incroci.
Abbiamo utilizzato come città base Tokyo, Osaka e Kyoto, per poi spostarci giornalmente con il cosiddetto treno proiettile, lo Shinkansen, che con la sua velocità permette spostamenti rapidissimi e rende le distanze quasi un dettaglio sulla cartina.
Tra le visite più importanti di Tokyo, non può mancare il santuario shintoista Meiji: qui si abbandona la frenesia di quartieri come Shibuya e Shinjuku per immergersi in un luogo silenzioso, in cui il rumore del traffico lascia il posto alla meditazione. Il sentiero attraversa una foresta costituita da più di 100mila alberi donati, provenienti da tutto il Giappone, e la sensazione è quella di entrare in un’altra dimensione, fatta di respiro e raccoglimento.
Uno dei luoghi visitati fuori Tokyo è stato Hakone, da cui ammirare il monte Fuji e per vedere da vicino il vulcano. Dopo aver goduto di panorami stupendi, dove il freddo passava in secondo piano, abbiamo intrapreso una crociera sul fiume Ashi, su cui, nelle giornate di sole, si specchia il Fujiyama.
Durante il nostro soggiorno a Osaka, abbiamo trovato una città generalmente percepita come meno caotica e più rilassata rispetto a Tokyo, con un ritmo di vita più lento, un’atmosfera più informale e persone più estroverse e socievoli, pur mantenendo un’energia vibrante. Da qui abbiamo raggiunto uno dei monumenti principali del Paese, il castello di Himeji, elegante e possente.

A Kyoto, invece, abbiamo respirato ciò che viene ampiamente considerato il cuore culturale e tradizionale del Giappone: templi e santuari, giardini zen, quartieri storici come Gion e Arashiyama, e la preservazione di arti come la cerimonia del tè e la vestizione del kimono, tradizione che abbiamo avuto il piacere di sperimentare, vivendo un contrasto netto con la modernità di Tokyo. Forse, il monumento più bello visitato nel paese nipponico lo abbiamo trovato proprio qui: il Tempio zen del Padiglione d’Oro, sito UNESCO, che alla vista lascia senza parole, con la sua bellezza resa ancora più affascinante dal riflesso nel lago antistante.


Abbiamo dedicato una giornata ad un’escursione a Nara, dove abbiamo visitato il tempio buddhista Todaiji ed il santuario shintoista Kasuga; sempre a Nara, non poteva mancare una sosta al Parco dei cervi: la possibilità di accarezzarli ed offrire loro le gallette di cui vanno ghiotti si è trasformata in una scena quasi comica, tanto che, ad un certo punto, eravamo letteralmente circondati da cervi che cercavano di assicurarsi il loro boccone prelibato.


Il terzultimo giorno è stato dedicato alla visita dello spettacolare santuario shintoista della dea Inari, a Fushimi, caratterizzato da una lunghissima galleria di più di 2 km, di torii arancioni, ovvero le porte sacre dei santuari giapponesi, che si snoda come un serpente mitologico lungo il pendio della collina.

Rientrati a Tokyo, abbiamo trascorso l’ultimo giorno passeggiando senza meta, assaporando la città prima del rientro in Italia.
A completare questo splendido viaggio, non meno importante resta il cibo; da ricordare i tipici noodles Soba di grano saraceno, la classica omelette Omurice, l’Okonomiyaki, i Takoyaki (polpette di polpo), i Dorayaki, i mochi e i Taiyaki, dolci a forma di pesce.
Una particolarità del Giappone è rappresentata dai Konbini, i supermercati giapponesi sempre forniti, in cui si possono trovare dal cibo, fresco o confezionato, ai prodotti per la casa e agli articoli di bellezza; negozi diffusissimi, presenti anche in strutture alberghiere e stazioni ferroviarie. Non meno importanti sono i distributori automatici, presenti ovunque ed attivi 24 ore su 24, con bibite calde e fredde e cibo vario, sia dolce che salato.
Questo viaggio ci ha lasciato luoghi favolosi, sapori indimenticabili e una cultura profonda. Anche per noi cattolici, la visita dei templi buddhisti e dei santuari shintoisti lascia un segno. Il buddismo, in particolare, insegna ad abbandonare il proprio io in favore degli altri, a dimenticare se stessi e dare importanza agli altri: un messaggio potente che ha trasformato, in alcuni momenti, questo viaggio anche in un percorso spirituale.

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