ad Alessandro e Amedeo
Viaggio in Albania
di Federico Dainotti
(9 Maggio – 13 Maggio 2025)
Cronaca semiseria di un viaggio partito con un addio al celibato nell’eclettica capitale albanese e proseguito nell’affascinante e naturalisticamente mozzafiato centro del Paese. Concluso con un giro a Valona e sulla costa che si prepara per l’estate.
Spese
Soggiorni: 90€ (Hotel Tirana + BnB Berat + BnB Valona)
Trasporti: 150€ (Bus per/da Aereoporto + noleggio Auto 2gg)
Servizi: 60€ (Musei 20€ + Rafting 40€)
Pasti: 200€ (50€ c.a al giorno)
Giorni 1-2 – Tirana
Voliamo in Albania a maggio per un addio al celibato di un amico. Sull’aereo scopriamo di non essere i soli: almeno altri tre futuri sposi sono con noi, fiaccando subito la nostra presunzione di originalità. Il nostro sposo sa dove stiamo andando, ma per non deludere la difficile organizzazione si finge sorpreso.
Siamo in sedici: dodici toscani, un catalano, un veneto, un triestino e un sardo.
Il promesso sposo è un fanatico di ciclismo e quest’anno – me lo spiegano almeno tre volte, senza che io riesca a capirne il perché – il Giro d’Italia parte dall’Albania. Agli albanesi, però, della gara cronometro sembra importare poco: i bordi strada sono così desolati che il nostro sposo finisce per essere intervistato da tre televisioni. Una conferenza stampa a reti unificate.

(con Maglia di Cipollini)
poco prima di una delle interviste
Tirana ci accoglie con una sensazione precisa: lo smarrimento. La mente, come spesso accade, cerca similitudini con posti già visti. Credo sia un meccanismo automatico che serve a provare a rendere il mondo un po’ più comprensibile, ma Tirana sfugge a ogni etichetta.
Il centro è un mosaico: piazze enormi, architetture brutaliste, vicoli verdeggianti, un parco con un lago vissuto e abbandonato allo stesso tempo. Ovunque spuntano bunker di cemento, cicatrici di un passato paranoico, figli dell’ombra di Enver Hoxha ex dittatore sanguinario.
Lo smarrimento raggiunge l’apice in cima a una piramide a gradoni in centro, ex mausoleo del dittatore, che oggi è qualcosa a metà tra uno spazio di coworking e un negozio di divani. Attorno a noi, grattacieli che paiono cresciuti durante la notte. Da un rooftop parte il remix di una hit tamarra del 2007, dall’altro lato arriva il canto litanico del muezzin. Moderno e antico si incontrano e, inspiegabilmente, funzionano insieme.


Penso: non so dove sono capitato, ma mi sento felice.
Poi c’è il capitolo cibo. Siamo italiani: possiamo visitare meraviglie del mondo antico e patrimoni vari, ma ciò che resta impresso è come mangiamo e quanto spendiamo.
Entriamo in locali che sembrano vecchie case rustiche, con tavoli in legno e tovaglie a quadri. Mangiamo tanto, mangiamo bene: carne speziata, sughi densi, formaggi ricottosi, grappe decise. I camerieri scherzano con noi. Quando si accorgono che siamo italiani, ci raccontano di un’infanzia passata con Mike Bongiorno.
Provano a insegnarci “grazie” in albanese: Faleminderit. Nessuno riesce a pronunciarlo correttamente. Ne escono almeno sette versioni diverse e sbagliate.
Le notti nel vivacissimo e giovanile quartiere Blloku scorrono rapide. Anche se restiamo smarriti, ci accomuna una felicità leggera trasmessaci dagli abitanti di Tirana. Finiscono i due giorni e quasi tutti fanno rientro. Io e Davide, il sardo, restiamo. Sentiamo che questo Paese ha altro da raccontarci.
Giorni 3-4 – Berat, Canyon di Osumi e Valona
Noleggiamo un’auto e ci dirigiamo verso l’interno. Il verde prende il sopravvento, le colline si alzano, le strade si fanno incerte. Compaiono sempre più anziani sorridenti e sdentati su muli carichi, che ci indirizzano saluti gentili.

Arriviamo a Berat, la città delle mille finestre: case di pietra arrampicate sulla collina che guardano il fiume. Vi sono vari deliziosi ristoranti sulle vie scoscese. Turisti quanto basta per dare vita alla cittadina, non abbastanza da toglierle l’anima.

Seguendo i consigli dei locals risaliamo il fiume Osumi senza una meta. A Çorovodë ci fermiamo per un caffè. Il barista non parla inglese, ma vuole assolutamente comunicarci qualcosa. Lascia il bancone e va a chiamare l’unica ragazza che lo parla. Ci traduce un messaggio semplice: dovete vedere il canyon, è uno dei più belli in Europa.
Ci affacciamo e il mondo si apre sotto di noi: pareti vertiginose, felci, cascate sottili come veli di sposa che creano piccoli arcobaleni. Notiamo un puntino sul fiume: ma è un gommone da rafting!
Lo vogliamo fare anche noi.
Io e Davide senza pensarci troppo iniziamo a risalire il fiume al contrario finché non scorgiamo un gruppo di persone con mute e caschi. In Belgio, dove viviamo, avremmo dovuto prenotare mesi prima. Qui, invece, Christian, un simpatico ragazzo albanese, salta in auto con noi e ci porta a prelevare. Ci aspettano e partiamo.
Per due ore scivoliamo nelle gole del Canyon Osumi. L’acqua ci bagna il viso, il sole filtra dall’alto, e per un paio d’ore la nostra vita e quella dei nostri compagni vogatori si riduce a un fiume e a un gommone.


Finito il rafting ci rimettiamo in marcia.
L’ultima tappa è Valona. Dormiamo da Anxhelo, spendendo poco e ricevendo molto: colazione abbondante e un sorriso affettuoso. La costa lì intorno è in pieni preparativi per l’estate, tra ruspe che spianano e bar che si vestono a festa.
Il verde delle montagne del parco di Llogara che abbraccia Valona sfuma nell’azzurro turchese delle acque adriatiche.

Tempo di un ultimo ottimo pranzo, di pesce questa volta, e capiamo che il viaggio è finito.
Sull’aereo, mentre osservo il sole tramontare dietro le montagne, ripeto lentamente quella parola ripetuta tra le risate. Questa volta ce la faccio.
Fa-le-min-de-rit, Albania.
Il racconto che avete appena letto partecipa al Premio letterario Per Caso TV. Consultate qui il regolamento.



