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Monselice: il Castello di Lispida

Passa una notte qui e assaggia il “vino arcaico”

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Dalle parti di Monselice, Montegrotto e Abano Terme, c’è il Castello di Lispida.
Con la sua facciata merlata e bugnata e le bifore post-gotiche sembra davvero il Castello del re delle favole. Invece ha ospitato semplicemente un Re-soldatino, Vittorio Emanuele III, che qui ha posto il suo quartier generale durante la prima guerra mondiale: forse è per questo che la dimora – a differenza di molte altre che furono saccheggiate e distrutte dalle soldataglie – si è salvata.

La storia della Villa però è molto più antica: addirittura a metà del 1100 qui era sorto un Convento, famoso per coltivare la vigna e fare un ottimo vino. Tanto che verso la fine del ‘400 un Doge Mocenigo ha espropriato il Convento dalle terre, perché i Monaci non erano più tanto bravi a coltivare. Nel 1700 i Corinaldi continuano la tradizione e questa diventa appunto la classica Villa-Azienda agricola, famosa proprio per il vino.

Veduta aerea del Castello di Lispida

Veduta aerea del Castello di Lispida

Infatti Alessandro, il giovane proprietario – un affascinante tipo di intellettuale/letterato/ post-agricoltore – ci riceve in cantina, per raccontarci le sue idee “innovative”. Qui siamo in piena Innovation Valley, il famoso Nord-est in cui c’è la massima concentrazione di aziende innovative, in ogni campo. Ma l’innovazione di Alessandro è paradossalmente un vertiginoso tuffo nel passato! A cominciare dalla coltivazione dei suoi vitigni Tocai e Merlot: senza chimica, senza pesticidi, senza sfalciare il terreno circostante. Come unica “cura” antiparassitaria spruzza propoli e richiama uccelli e pipistrelli che si mangiano gli insetti.

Ma se la coltivazione della vite è super-biologica, la produzione del vino segue addirittura procedimenti che potremmo definire – alla lettera – arcaici. Infatti Alessandro mette mosto e bucce, dopo la pigiatura, in otri e anfore di terracotta, interrate in cantina. Qui lascia semplicemente fermentare il vino, poi toglie le bucce e quindi rimette il vino nelle anfore per altri 8-10 mesi di maturazione: esattamente il metodo usato non dai Romani, non dai Greci ma addirittura dai… Micenei. In pratica il Vino della Guerra di Troia!

Noi obiettiamo che il vino arcaico faceva notoriamente schifo, ma lui ribatte che il problema era rappresentato dalla conservazione e dal trasporto, che rendevano necessario tagliarlo con miele e spezie per esorcizzarne l’acidità. Ora, con le bottiglie, tutto questo non è un problema, per cui secondo Alessandro il vino del futuro non passa in una autoclave, ma in un’anfora di 3.000 anni fa… Noi di vino non ce ne intendiamo, ma il nostro amico Marco detto Orso (il nostro organizzatore-stratega turistico, che è un vero gourmet) ce lo ha confermato: il vino di Alessandro in effetti è squisito.

Per la cronaca turistica: nel castello si può dormire e il parco è bellissimo con un Brolo pieno di rose in cui c’è una limonaia trasformata in piscina.

Patrizio Roversi

Visita il sito del Castello di Lispida


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