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Il volto megalitico di Borzone

Uno scherzo della natura o una misteriosa scultura?

Il mio pallino è la ricerca di misteri di natura storica e archeologica, anche in Liguria ho trovato spunti interessantissimi. A 64 km da Genova, verso Chiavari, mi sono inerpicata sulle colline montagnose – non so come altro definirle – dell’Appennino Ligure, fino a trovare un luogo magico che in qualche cosa che mi ha ricordato… il Perù!

Sarà per il verde pisello dei terrazzamenti preparati per l’agricoltura di montagna, assolutamente identici a quelli della Valle Sagrada vicino a Cusco, sarà per la splendida abbazia di Borzone che gode una vista panoramica e può vantare una storia antica… Il campanile infatti era quasi sicuramente una torre romana di avvistamento, coi suoi massi squadrati e levigati. Divenne campanile più tardi, quando i frati eremiti che andarono a costruirla vollero farla in mattoni cotti e pietre. Si tramanda che il significato del mattone fatto a mano sottolineasse il fattore umano, mentre il divino fosse rappresentato dalla pietra grezza.

Doveva essere un insegnamento simbolico per coloro che venivano fin quassù in processione, per raggiungere uno strano e controverso luogo di pellegrinaggio: il volto megalitico di Borzone. Si tratta di un volto scolpito nella roccia ad una notevole altezza da terra, alto 7 metri per 5, che sembra fissare chi lo guarda con aria severa. Scherzo della natura o volto scolpito? Dovevo assolutamente andare a vederlo. Ho fiducia in tutto quello che si scrive sulle guide e sui saggi, ma se non vedo coi miei occhi non riesco convincermi di nulla. Confesso che ho soprattutto fiducia in quel buffo computer che è la mia testa, la mia mente. Quante cose ho visto che posso confrontare tra loro! Quanti luoghi ho percorso nel mondo! Se qualcosa mi ricorda qualche altra cosa, posso saperlo solo io, per me stessa intendo, ma devo vederlo personalmente…

Il volto megalitico di Borzone

Così mi ci sono fatta accompagnare e mi sono fatta raccontare la storia della riscoperta ad opera di un assessore di Borzonasca, Armando Giuliani, che nel ‘65 lo rese noto. Ma che fosse nell’antichità un luogo di pellegrinaggio da parte dei frati dell’abbazia me lo conferma anche l’abate della chiesa, che si definisce (scherzando) “un abate senza più frati”. Mi dice che il famoso volto, per la sua caratteristica morfologica, è sempre stato interpretato come il volto di Gesù. Cioè, sarebbe stato conseguenza di un “voto” dei monaci per la sopraggiunta cristianizzazione di tutte quelle località della zona, che dipendevano da Borzone.

Megalithic face of Borzone

Volto megalitico di Borzone

La leggenda vuole che, una volta all’anno, gli abitanti della valle si radunassero davanti alla grande scultura per ringraziare la Divinità. Quando i frati si allontanarono dal monastero, anche questa tradizione dei valligiani decadde e la gigantesca scultura venne inghiottita dalla vegetazione e dimenticata.
A riprova di questo l’architetto Citi, che ha condotto ricerche interessanti e approfondite sull’effige misteriosa, afferma che assomigli in modo impressionante al volto della Sindone. Effettivamente, prendendo e sovrapponendo due lastre fotografiche trasparenti, una della Sindone e una del volto, mi fa notare che sono assolutamente uguali!

Il gioco è interessante e mi coinvolge, anche perché qui non ci si accontenta dell’origine medioevale del volto, ma qualcuno va oltre. Rita Deschmann (assessore e appassionata storica) mi fa notare che questa è zona di Celti, che già avevano un culto speciale delle teste umane apotropaiche: ce ne sono tante, scolpite davanti alle case e un po’ dovunque, quindi il volto potrebbe essere pagano. Ma – mi dice Pietro Gaietto, studioso di sculture paleolitiche – le teste, soprattutto le due teste opposte, come Giano-bifronte, sono un classico iconografico della preistoria e fanno il paio con le veneri e le Dee madri scolpite nel sasso e nella roccia.

Il Dio con la barba

Ma che caratteristica ha questo volto, o questi volti, di cui stiamo parlando? La barba e i baffi. E quanto dobbiamo andare indietro nel tempo per trovare questa rappresentazione, cioè “il volto dell’uomo con la barba”?

Molto prima di Michelangelo che lo dipinge così nella Cappella Sistina, Dio Padre ha la barba e i baffi. E altri dei, dall’altra parte del mondo, hanno questa caratteristica: Quetzacoalt il serpente piumato ha la barba e i baffi e anche Virachocha che stava sulle Ande. E come mai un uomo con la barba, in un paese di uomini sostanzialmente glabri come gli indios? Per vedere Dei con la barba bisogna andare in Mesopotamia: in Persia il Dio barbuto, Aura Mazdha, si affacciava da un cerchio con le ali, mostrando il suo volto di maschio adulto con folta barba e baffi. Ma anche gli Dei Sumeri erano notevolmente barbuti: lo era Enki, lo era l’antichissimo uomo pesce Oannes… E anche in America Latina ho visto montagne scolpite con immagini simili a questa di Borzonasca. Perché il volto barbuto ricorre sempre?

Ma ritorniamo a Gesù: ho scoperto facendo una ricerca iconografica che all’origine era glabro! Sì: non aveva la barba e i baffi con i quali è sempre stato rappresentato in seguito. È come se un archetipo antichissimo dovesse, ovunque nel mondo, rappresentare la divinità maschile, speculare con un segno opposto alla Dea Madre, sempre incinta, sempre grassa, sempre con grandi seni e grosse cosce.

Ma chi è quell’uomo barbuto?

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