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Visitare la Sicilia: Aci Trezza, la terra della famiglia Malavoglia

Un villaggio vicino a Catania dove si svolge un capolavoro della letteratura italiana

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Aci Trezza è un villaggio a 15 km a nord di Catania, in Sicilia, dove si svolge un capolavoro della letteratura italiana: il romanzo “I Malavoglia” di Giovanni Verga, pubblicato alla fine del IX secolo. Il paese oggi è molto costruito, purtroppo, come tutta la parte del catanese che sta vicino al mare. I palazzoni anni 60 hanno cambiato l’aspetto di quello che doveva essere un paese molto pittoresco, con il castello che spicca sulle costruzioni che ormai lo circondano e lo soffocano. Più avanti c’è appunto Aci Trezza, il paese dei Malavoglia, dove alcune cose si sono conservate così come alcune parti del paese… Se non si usa il grand’angolo, cosa che ormai si deve fare fotografando tutta l’Italia, si riesce a ricavare una cartolina ancora caratteristica del posto: la chiesa con le palme davanti e la piazza dove ci sono ancora gli anziani che parlano seduti sulle panchine, il lungomare che per fortuna è pedonale dove si possono ammirare i faraglioni neri così ben raccontati nel romanzo di Verga, lì dove le donne andavano ad aspettare, nei giorni di tempesta, gli uomini che dovevano tornare con le loro barche da pesca.

Aci Trezza, Sicilia

Aci Trezza, Sicilia

Anche le barche da pesca ci sono ancora, dei gozzi in legno. C’è anche una rustica costruzione sempre di legno, un’associazione di pescatori che giocano a carte proprio lì, aspettando che qualcosa che abbia che fare con la pesca succeda.

Granita di mandorle e caffè

Sul porto di fronte ai faraglioni c’è anche un grande barcone ancorato che una volta era una grande barca da pesca… Ed eccoli i famosi faraglioni di Aci Trezza! Uno di quelli, il più grande, sembra sia addirittura il primo scoglio nato dal mare della Sicilia prima che l’intera isola emergesse. Questa è la leggenda che si racconta, o almeno quella che mi ha raccontata un siciliano.

Lì, dopo aver mangiato un piatto di spaghetti con la bottarga e i ricci di mare (che non commento perché la cucina siciliana non è commentabile, ma solo da gustare!) mi accorgo che in piazza c’è una scolaresca a cui una professoressa sta raccontando la storia dei Malavoglia. La sta raccontando in modo così preciso che mi ravviva i ricordi scolastici! Mentre la ricorda, proprio lì dove Verga l’ha ambientata, la storia emerge in tutta la sua particolarità: Verga, che andava lì a passare l’estate e che conosceva la gente del posto, conosce la storia di questi pescatori e la racconta nella sua crudezza, nel suo realismo, nella sua realtà e anche con quella ironia che è tipicamente siciliana.

A un certo punto, la scolaresca di cui ormai faccio parte si sposta verso la “Casa del nespolo”, l’ipotetica casa della famiglia Malavoglia, dove nel romanzo ci sono le comari che parlano… e che oggi sono proprio lì, nel cortile, e raccontano la storia! Insomma, mi sono ritrovata dentro a una rappresentazione teatrale del libro. Ormai è tardi, aspetto il taxi in Piazza Luchino Visconti, che di questa storia ha fatto un film importantissimo e famosissimo, e torno a Catania. Poi proseguo verso l’aeroporto per tornare a casa, ma mi sembra di avere afferrato qualcosa della Sicilia mentre ancora assaporo nel ricordo la granita misto mandorla e caffè con panna e cornetto al seguito.

Syusy Blady

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