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Milano: Duomo e Galleria

Syusy Blady al cospetto dei due grandi simboli di Milano

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Arrivo in biciletta al cospetto del famoso Duomo di Milano, che ti colpisce innanzitutto per la sua mole… è grandioso! È in stile gotico, forse una delle cattedrali gotiche più grandi d’Europa. Per Milano un gotico d’Oltralpe è una cosa un po’ strana, in Italia non ce ne sono altri esempi, è unico.

Ma per cogliere il vero stile gotico non bisogna guardare la facciata, ma l’abside, cioè andare di dietro: la parte migliore è il dietro?! Certo, i turisti non lo sanno. La prima pietra del Duomo fu posta nel 1386 proprio nella parte absidale: i lavori cominciarono là e prima di arrivare a fare la facciata sono passati anni, più di un secolo visto la mole di questa costruzione. E così sono arrivati a fare la facciata nel 1500! Infatti le porte del piano terreno hanno uno stile quasi michelangiolesco, rinascimentale, non c’è più il sesto acuto.

Ma c’è una curiosità: il sesto acuto ritorna in alto… perché Napoleone che, da nordico, amava il gotico, fece completare la facciata rispettando di nuovo lo stile gotico. Tra l’altro Napoleone doveva essere incoronato nel Duomo, ma non era finito neanche per la sua incoronazione. Se è per questo non è finito neanche adesso… infatti i lavori di costruzione e di restauro non hanno fine! Ancora oggi, come in passato, il marmo che serve per i lavori del Duomo arriva da Candoglia sul Lago Maggiore: è un marmo esclusivo, donato dagli Sforza alla veneranda Fabbrica del Duomo alla fine del ‘400.

C’è da chiedersi come hanno fatto a trasportare fin qui tutto quel marmo e la risposta sta nelle le vie d’acqua: questa è la genialità dei milanesi (con lo zampino di Leonardo)! Il marmo arrivò a Milano velocemente e senza grande sforzo scendendo con la corrente dal Lago Maggiore, passando sul fiume Ticino e quindi sul Naviglio Grande. Poi nella fossa interna i marmi venivano scaricati nel porto proprio dietro al duomo. E infatti da quelle parti c’è una via che ancora oggi si chiama via Laghetto, perché lì c’era il porticciolo per scaricare i marmi. Si è parlato tanto della costruzione delle cattedrali gotiche ma la domanda è: perché fare delle cattedrali così grandi?
In questo caso lo sponsor, se così si può dire, è un signore, Galeazzo Visconti,
che vuole anche magnificare sé stesso e la propria casata.

La Galleria

Con la bicicletta a mano attraverso la Galleria, da poco restaurata. Qui mi ritrovo nel 1865: quando viene costruita è appena stata proclamata l’unità di Italia. L’architetto Mengoni propone una parte in stile neo rinascimentale e la parte superiore in ferro e vetro. In anticipo rispetto alla stessa Tour Eiffel, Mengoni pratica l’uso del ferro in architettura.

La genialità di Mengoni è l’idea di celebrare l’Unità di Italia insieme a una soluzione che cita l’immagine dei mercati, delle serre, delle architetture funzionali. C’è anche la celebrazione del re Vittorio Emanuele, a cui viene intitolata l’intera galleria, con lo stemma dei Savoia. E c’è uno stemma, quello di Torino, che è diventato un’attrazione turistica! Sembra, ma non si sa chi ha messo in giro la voce, che per la buona fortuna vadano calpestate le palle del toro: lo fanno in tanti, coreani, cinesi, indiani… Senza sapere che quello è lo stemma di Torino! Ma chissà se funziona? Non si sa mai, così lo faccio anch’io… ma è difficile riconoscere le parti intime da calpestare, ormai per lo sfregamento al loro posto c’è un buco!

Adesso la galleria è piena di grandi marche di moda, ci sono tutti: i Gucci, gli Armani, i Vuitton, i Versace ecc. Esserci dà grande prestigio, ma ricordiamo cos’era veramente la Galleria per i milanesi: era il posto dove si veniva al caffè! Dove ora ci sono negozi di moda, una volta c’erano tanti caffè. La galleria nasce come collegamento tra il teatro alla Scala e la cattedrale. Ognuno di questi locali storici aveva il suo gruppo: intellettuali, politici, cantanti che venivano a farsi sentire per essere ingaggiati. Un posto di vita e soprattutto vita culturale, un salotto. Come si può capire dal famoso quadro del Futurista Boccioni di inizio ‘900, che dipinge la galleria con le persone che manifestavano, tutti eleganti però, con grandi cappelli.

Naturalmente è qui che ci si dà appuntamento ed io ho un appuntamento per un caffè con Massimiliano Taveggia, che di Milano riesce a interpretare lo spirito profondo e che deve darmi appunto una serie di idee e spunti per il mio giro per la città. E l’appuntamento non poteva essere che in Galleria, al famoso bar Camparino. Un luogo storico, dove si davano appuntamento intellettuali e pittori. Venne aperto da Gaspare Campari quando fu inaugurata la galleria nel 1867. Nacque in quel momento l’idea dell’aperitivo, l’idea che si possa stuzzicare l’appetito prima di cena: è rimasto un rito tipicamente milanese, forse addirittura un brand della città. Milano è invenzione continua, ha la caratteristica di sapersi sempre riprogettare. Il negozio ufficiale che vende anche i prodotti a brand-Milano vende naturalmente anche il panettone.

Dopo la merenda/aperitivo esco dalla Galleria in Piazza della Scala, qui trovo il monumento a Leonardo Da Vinci. Lo troveremo un po’ ovunque a Milano, sarà l’obiettivo di una “caccia al tesoro”. Perché Milano è Leonardo e Leonardo è dappertutto a Milano… Basta saperlo trovare!

Syusy Blady

Copertina di Flickr User Andrew and Annemarie

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