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La ciclabile dei fiori


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di Anne Moreau 

Era d’inverno, freddo, buio, tristezza. Alain, carissimo amico, se ne era andato per sempre nel viaggio di non ritorno, lasciandomi persa per affrontare l’esistenza. Pianti, rimpianti, febbraio d’inferno. Non ne potevo più. Proseguire così non si poteva. Partire, ecco la soluzione, vedere altri cieli, strade nuove, muovermi, dimenticare nelle pedalate. Ho preso la bicicletta, le bisacce e sono andata via, sola, impreparata.

Avevo sentito parlare della pista ciclabile della riviera ligure, pareva abbastanza facile. Sono italiana ma vivo in Francia da sempre. Ho preso il treno fino a Ventimiglia. Il viaggio è cominciato lì, era già un po’ tardi ma volevo approfittare della prima giornata. Il tempo era bello, a febbraio, le cime delle montagne splendevano con la neve recente, il mare tranquillo, bagnava la sabbia. Ho pedalato fino a San Remo. Il tramonto calava sul mare, la malinconia si scioglieva a poco a poco. Il nome di San Remo mi faceva sognare ma non ho trovato niente di speciale, è solo il festival che la fa vivere! Ci sono degli alberghi dappertutto, ho dormito fino al mattino per la prima volta da tempo.

La ciclabile si segue facilmente, è indicata bene, c’è sempre gente sulle spiagge, sembra una festa anche col freddo. Mi piace lo sforzo fisico, stancarmi sul pedale, sentire tutto il corpo vivo, il respiro efficace, ampio, i muscoli attivi, il vento fresco sulle guance.

Il secondo giorno, ho fatto una sosta a Cervo, borgo medievale bellissimo, giravo per le stradine, una donna, sulla soglia, mi ha invitata a prendere un bicchiere da lei, occasione di condividere, incontro gradevole e caldo di umanità. Per la notte ho scelto Albenga, città storica, dove si può godere della serata. Al ristorante ero evidentemente sola, la cameriera mi ha fatto domande, sembrava un po’ gelosa della mia libertà!

Non avevo previsto niente, tutto era a caso. Sono andata fino a Savona, verso Spotorno, perché la strada normale era chiusa per lavori. Ero inquieta, quella strada è in pendenza forte, temevo di non potere arrivare, una persona gentile mi ha rassicurata. In viaggio succede sempre, tu sei fragile, tutto è complicato, difficile… e la gente ti aiuta, ti conforta.

A Savona, non trovavo alberghi a prezzi ragionevoli, era venerdì sera, qualcuno mi ha indicato una pensione per i lavoratori del porto che tornano a casa per il weekend. Era un po’ presto per la cena. La fortezza di Priamar splendida sul cielo azzurro, sembrava che mi facesse segno. Ho pensato di avere tempo per visitarla.

Parcheggiata la bicicletta, sono salita a piedi lungo la rampa d’accesso che porta all’ingresso. La fortezza è grande, un vero labirinto di stradine, di rovine, di resti della cattedrale di un tempo, e poi, finalmente, la vista, stupenda, mozzafiato, sulla città, sul porto, i monti, il litorale più lontano. Ritrovavo un po’ di quiete, e forse un inizio di felicità. Il freddo cominciò a calare, con un brivido ho cercato l’uscita. Mi sono un po’ persa, ma finalmente, ecco l’indicazione. E là…la catastrofe mi è caduta sulle spalle. Non è possibile! Come mai si può una cosa simile? Il portone, immenso, altissimo, fatto di sbarre di ferro….era chiuso! La gente giù, andava e veniva come se niente fosse, ed io ero prigioniera. Fu una prigione una volta questa fortezza, Mazzini ci fu incarcerato. Ho pensato anche a Giovanni Drogo nel deserto dei tartari, anche lui prigioniero volontario. Di fronte al portone c’è una statua, una grande rosa del deserto… premonizione! Nella storia è stata colpita da un fulmine, non sono nemici che hanno fatto esplodere le munizioni, ma un fulmine! Non è più, adesso, un monumento militare. Ci fanno dei matrimoni civili. Dovrei sposarmi per uscire? Ci ho passato molto tempo, prima di trovare il numero di emergenza. Hanno inviato la guardia municipale con la vespa, l’elmo di liberatore sulla testa e… le chiavone del portone!

L’indomani volevo finire il viaggio a Genova. Ma ho avuto paura, non c’è più la ciclabile, solo delle strade grandi e folte di macchine. Ho fatto una scelta diversa, andare fino a Cogoleto, tornare indietro a Savona e riprendere il treno lì per la Francia. A Cogoleto commemorano Cristoforo Colombo con un affresco monumentale, ho fatto il pique-nique di fronte, pensando a viaggi molto di più impegnati!

Ci sono delle partenze che ti liberano. La tristezza si è sciolta, non deve ingombrare troppo a lungo la vita. Ho conservato solo il ricordo meraviglioso del amico, ma non il dolore paralizzante della sua assenza, questo viaggetto mi ha aiutata.


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