Esplora Menu Search Cerca

Un viaggio a Cuba in camper

Alla riscoperta della biodiversità umana

Lascia un commento

Sono andata tre volte a Cuba, la prima volta 28 anni fa. Ero incinta di mia figlia Zoe e quello è stato uno dei primi viaggi che abbiamo fatto come turisti per caso. Era ancora vivo Fidel Castro e avevano appena aperto ai particular, i privati che potevano adibire le proprie abitazioni a B&B. Visitare Cuba in quell’occasione fu una vera rivelazione: esisteva qualcosa di diverso dal mondo che conoscevo, quello occidentale, ma Cuba non era neppure terzo mondo, era semplicemente Cuba, con una identità e una storia uniche. Ci sono tornata altre due volte, la prima quando abbiamo fatto il Giro del mondo e Cuba era una tappa obbligata arrivando con Adriatica dall’Atlantico. Abbiamo fatto tappa a Santiago e poi all’Isola della Gioventù e ho portato con me Zoe che allora aveva 7 anni. Era il 2002. Poi ci sono ritornata una terza volta con Zoe ventenne, abbiamo fatto un viaggio turistico e anche lì abbiamo avuto occasione di vedere una Cuba in parte cambiata e in parte no. Una Cuba che tutto sommato ci credeva ancora nella sua Rivoluzione.

Questa volta ci sono andata libera da impegni lavorativi, non dovevo girare dei veri e propri filmati per la TV e ho documentato tutto col telefonino, per mio sfizio. Ho scoperto che esiste la possibilità di prendere un camper e di viaggiare liberamente sulle strade urbane, un po’ senza meta, un po’ anche all’avventura, perché no. Ho così riscoperto una Cuba che mi sembrava di conoscere, un luogo che non cambia e che cambia nello stesso tempo. Un luogo unico. Mi direte: tutti i luoghi sono unici. Sì, è vero, ma Cuba è Cuba! Sarà la sua particolare collocazione nella Mesoamerica: un’isola grande, la più grande delle isole dei Caraibi, un’isola che è sempre stata particolare e ribelle, sin dai tempi delle guerre che i Tainos, gli Indios che abitavano l’isola, condussero contro gli Spagnoli colonizzatori. Poi è diventata l’isola dei pirati: a Trinidad tutti praticavano la pirateria. E infine è diventata l’isola della Rivoluzione castrista. Cuba è un luogo particolare: con le sue contraddizioni rappresenta però ancora un’alternativa al nostro falsamente opulento e disperato Occidente e quindi è il mio luogo del cuore.

Caruso spaventato

Questa volta all’Avana, dove ho passato i primi giorni nelle case particular, ero accompagnata da degli amici italiani che, a loro volta, avevano amici cubani, quindi sono stata assistita da Miguel, l’amico cubano, indispensabile per districarsi nelle varie difficoltà, di comunicazione o gestione del denaro. Infatti capita di pagare in pesos e di dover dare al cameriere un vero e proprio malloppo, una mazzetta che quando fai i conti ti sorprende sempre per quanto poco hai speso. Miguel sapeva come procurare la tarjeta per avere internet e come richiedere abbastanza giga da poter mandare dei post quotidiani sui miei social, e questo mi ha divertito molto, è stato per me un bell’esperimento. Poi girare per l’Avana vecchia, cambiando quasi tutti i giorni l’appartamento affittato, mi ha permesso di vedere tante situazioni diverse: i primi giorni eravamo nel centro vicino al Campidoglio, proprio dietro all’hotel Inglaterra e il Teatro dell’Opera, che tra l’altro sono andata a visitare e che è da vedere. Ci ha cantato anche Caruso ma, spaventato da una minaccia di attentato, è corso per strada impaludato nel suo abito da Radames dovendo spiegare ai poliziotti che lui era il grande Caruso e non un matto.

Syusy a L'avana

Decadenza e sfarzo

Poi ci siamo spostati a casa della signora Teresa, che ci faceva anche l’abbondante colazione per 6 euro a persona, spiegandoci quanto era difficile trovare il latte o il caffè che ci stava servendo. Si poteva vedere dalla sua terrazza la parte dell’Avana Vecchia che sarà difficile recuperare. Ci sono palazzi crollati, alcuni pericolanti, pochi altri rimessi a posto. Stessa cosa sul Malecón, il lungomare: lì eravamo in una casa molto bella, che si affacciava direttamente sulla strada con davanti l’oceano. Anche lungo il Malecòn non tutte le case sono a posto, rovinate dal tempo e dalla salsedine. Questo senso di decadenza non c’è nella parte centrale dell’Avana, nelle strade che sono state ristrutturate perfettamente, ed è godibilissimo camminare per le vie rimesse a posto anche se sono estremamente turistiche. Tutta l’Avana ha il grande vantaggio di essere rimasta con l’architettura déco del periodo in cui tutto si è fermato per prendere un’altra strada, cioè dopo la Rivoluzione del 1959. È questa la sensazione più forte: le auto che avevo visto anni fa recuperate malamente adesso sono perfettamente ristrutturate e vanno avanti e indietro portando turisti, ma anche le persone normali, riproponendo come nel film Grease lo sfarzo degli anni 50. Insomma decadenza e contemporaneamente sfarzo: è proprio Cuba!

Una grande vita culturale

Tutto questo crea una certa vertigine, non si sa cosa pensare. Mi è venuta in aiuto Alessandra Anselmi, un’architetta italiana che da anni studia l’architettura dell’Avana e ha fatto un libro bellissimo sul Déco della città. Mi ha portato fuori dal centro dicendomi una cosa sacrosanta, che io non avevo afferrato: al contrario di molti centri storici l’Avana (per fortuna) non ha scacciato la popolazione più povera, quella meno abbiente, e quindi il centro è più decaduto, ma ci sono molti altri quartieri dove le case sono ristrutturate e ben curate, ci sono parchi e la vita scorre con molta dignità. Mi ha portato in questi quartieri, ma non solo: mi ha fatto visitare una casa tutta in puro stile déco ripristinata da un francese sposato con una cubana. Se tutte le case dell’Avana fossero ristrutturate così perfettamente avresti l’idea di un luogo incredibile di grande fascino.

Sempre con Alessandra sono andata al Museo di arte moderna: mostre interessantissime e artisti a confronto, proiezioni di film e una Fiera del libro. Eventi importanti che poi girano per le maggiori città cubane. Ancora una volta bisogna dire che, nonostante le difficoltà, la vita culturale è molto attiva. Una cosa che mi ha colpito è come velocemente e radicalmente sia cambiato il Codice di famiglia. Quando ero venuta l’ultima volta con mia figlia, che ha fatto studi di genere e quindi era molto sensibile al tema, avevamo incontrato il professor Pages che da anni conduceva ricerche e azioni concrete contro il machismo radicato in tutta la cultura sudamericana ma non solo. Ebbene c’è da dire che, grazie anche all’opera della figlia di Raoul Castro, Mariela, in questi ultimi anni è stato compiuto un processo radicale di apertura ai diritti Lgbt, tanto che adesso sono permessi matrimoni fra lo stesso sesso e anche le adozioni. Per completare la visita all’Avana, Alessandra mi ha portato a cena alla casa particular detta anche Paladar la Esperanza, a Miramare: situazione accogliente, ottimo cibo e bella conversazione. Anche se i cubani, quando parlano in fretta, si fa parecchia fatica a capirli, ma quello che sono riuscita ad afferrare è che il proprietario è una bella persona e la sua casa veramente accogliente.

In camper per Cuba

A questo punto è arrivato il momento di prendere il camper che mi è stato procurato da Daiquiri tour, camper auto e moto in affitto, il tutto gestito da italiani proprio qui all’Avana, una vera novità che oltretutto garantisce una buona assistenza in lingua italiana. A Cuba nulla è facile ma nulla è impossibile, un camper ha bisogno di gasolio che si chiama qui petrolio: lo si trova soprattutto nella città o lungo le strade principali, e non è facile ottenerlo, soprattutto per i turisti, ma si può fare. Si parte con il pieno e già questo garantisce 700 km di autonomia e poi, se si vuole fare come ho fatto io, che mi sono avventurata anche per strade non principali, bisogna avere l’attenzione di cercarlo e di fare carburante appena è possibile. Detto questo, girare col camper a Cuba è molto comodo, non si devono disfare le valigie, non si deve organizzare il pernottamento, si può cucinare quello che si vuole e quindi anche cibo italiano (cioè molto pastasciutta). Naturalmente io non ero sola, avevo sempre compagnia di amici italiani e alcuni amici cubani, quindi alternandoci alla guida e pernottando un po’ sul camper e un po’ nelle case particular, il viaggio si è rivelato molto comodo. Per me il massimo era potermi avventurare senza grandi certezze per strade secondarie sapendo di avere comunque un guscio protettivo su cui contare.

Un camper pieno di orchidee

Così ho visto la Cuba delle campagne, i contadini, quei paesi che si sviluppano attorno alla strada, spesso scomoda e piena di buche, lungo la quale passano carretti trainati da cavalli, auto d’epoca e corriere che si chiamano Uaua e mucche recalcitranti. Non è facile guidare, ma il camper ha anche il cambio automatico e, una volta capito l’ingombro, si può benissimo procedere lentamente e in sicurezza lungo la campagna. Così si vede la vita che si svolge su quelle strade, con le case di legno con il porticato e le sedie a dondolo, con i bambini che vanno a scuola tutti lindi e puliti con la divisa, con gli uomini a cavallo col sombrero in testa. In un primo momento ci siamo diretti verso Viñales, una metà ben nota che però può riservare delle sorprese. Lungo la strada si arriva a Soroa e si può deviare per l’Orchidario, un giardino che una volta fu di un privato e poi è stato ceduto allo Stato, ora sede anche di una Università: un luogo incantato pieno di piante tropicali e di più di 1000 specie di orchidee. Ogni tot anni il giardino viene distrutto o comunque molto danneggiato dai tornado, che spesso si abbattono da queste parti, ma viene ricostruito regolarmente dagli studenti. Il nostro amico Miguel, appassionato di piante, ne ha comprate diverse così il camper si è riempito di orchidee.

Viñales

Proseguendo sulla strada si arriva a Viñales. Gli amici hanno affittato una casa particular, appunto una di quelle case a un piano con la veranda e le sedie a dondolo. Io ho parcheggiato il camper nel cortile davanti alla casa così ho vissuto la vita del quartiere: alla sera si chiacchiera rumorosamente davanti a casa raccontando i fatti propri, si ride, si scherza, e si possono guardare le stelle che qui si vedono proprio bene! Se ci andate non dimenticate di passare in centro dove c’è la Cattedrale dipinta di giallo e tutti i negozi, compreso il piccolo albergo che si dà arie d’importanza, dove mi piazzo, prendendo un caffè, per poter avere campo e spedire i miei filmati. Poi alla sera non perdete la vera attrazione di Viñales: la Casa della Trova, la casa della musica. Ce n’è una in centro che però fa musica moderna, ma voi cercate quella un po’ fuori che si chiama Patio del Decimista dove si fa musica cosiddetta tradizionale, la musica che piace a me per intendersi, quella dei Buona Vista Social Club. La cosa sorprendente e veramente divertente è che i musicisti sono per la più parte anziani e bravissimi! Si suona, si balla, si beve. Un intrattenimento da non perdere. Naturalmente a Viñales si possono fare giri molto belli a piedi o a cavallo e si possono andare a visitare le grotte che stanno sotto alle montagne a forma di pan di zucchero. La grotta più conosciuta è quella dell’Indio dove si entra in barca. Addentrandomi di più nel territorio, siamo passati a pranzo da Josè, dove il simpatico gestore parla italiano – cioè veneto con relative coloriture visto che lo ha imparato dai veneti incontrati nell’albergo dove lavorava. Ve lo consiglio, si mangia benissimo e proseguendo, passando davanti alla Grotta pintada (chesecondo me è un bruttissimo murales dipinto sulla roccia) si arriva in una zona molto bella e lì, chiedendo per strada, sono approdata da Raul.

Raul

Raul è un allevatore di cavalli e mucche, ma è anche una guida: porta in giro i turisti a cavallo per la zona e ha, come molti da queste parti, uno stile di vita semplice, a contatto con la natura. Conta sulle proprie braccia e sulle proprie capacità in autonomia, abita in una casa di legno col tetto tradizionale fatto di foglie di palma, su un altopiano che guarda le colline tutto attorno. Ci abita con la moglie e la figlia Pamela, che accompagna tutti i giorni con il calesse alla scuola, visto che non ha auto. Con suo padre ha fatto un bellissimo e tradizionale pozzo per l’acqua e ha messo a posto la strada che arriva a casa sua. Dà l’idea che possa affrontare tutto, anche gli uragani che ogni tanto si abbattono sulla sua casa. A me Raul è sembrato una scoperta e mi sono piazzata lì per giorni, però credo che sia un personaggio ben conosciuto perché a un certo punto mi sono trovata una troupe televisiva franco-cubana che aveva scelto casa sua come location per la pubblicità di un nuovo rum.

Fatto sta che ho deciso di andare al mare, il mare inteso come un Cayo non troppo lontano da Viñales, teoricamente sulla mappa, ma poi sulle strade il viaggio si è rivelato lunghissimo. È lì però che ho visto la vera Cuba, fatta di contadini e distese enormi di natura incontaminata. Sono andata sulla Carretera Minas – Santa Lucia facendo chilometri di strada con buche, e finalmente sono arrivata sulla lunga strada sterrata che porta al Cayo.

Cayo Jutias

Il mare finalmente!!! Il mare dei Caraibi così come ce lo immaginiamo: la spiaggia bianca, il silenzio, la solitudine – o meglio, non proprio la solitudine, perché c’era qualcuno che di notte si aggirava con la torcia causandomi un infarto prima di capire che era il custode del posto. Tutto bene, anche se la prima mattina dopo il mio arrivo non è un granché: ci sono dei nuvoloni e la spiaggia è un po’ bagnata, niente di male, poi si aprirà il cielo e ci sarà il sole ma… è domenica e da Santa Lucia sono arrivati tutti gli abitanti, su camion, corriere, auto, portandosi dietro tutto, persino il tavolo per giocare a domino, le vivande, le birre, e anche il barile di ghiaccio per rinfrescare le birre! E poi tanti bambini vocianti e felici finalmente di giocare in mare, ragazzi che giocano a pallone, signore sulle sedie a sdraio che chiacchierano e urlano ai bambini di stare attenti alle onde. Va bene, è finita la quiete… Si riparte, non prima di avere cucinato in camper una pastasciutta direttamente nel sugo, senza bollire l’acqua. Grande scoperta!

Matanzas

Naturalmente sulla strada del ritorno ci sarebbe tanto da dire, ma la faccio breve: si ripassa per l’Avana, questa volta facendo un giro lungo in una specie di circonvallazione attorno alla città, e poi si prende la strada bianca, che costeggia il mare, destinazione Matanzas. La strada è bella e scorre veloce. Visto che è la strada che porta anche a Varadero, ha già un sapore vacanziero. Matanzas è una grande città dove abita anche l’amico Miguel, che mi indica un posto dove fermarmi col camper. Qui, oltre a visitare la città, che è uno dei porti più importanti con un golfo profondissimo e una serie di canali, vorrei intervistare il Conservador della città, cioè il responsabile storico archeologico. Ho letto che qui è in atto uno scavo archeologico al quale partecipa anche l’Università La Sapienza di Roma, in una casa del centro che è stata la prima casa importante della conquista spagnola. Certo un golfo come questo era sicuramente il primo luogo di approdo dei colonizzatori, ma chissà di che altri prima di loro. Il prof. Orozco Leonel Perez Candelaria mi racconta quella che è la storia più arcaica di Cuba e finiamo per avventurarci in ipotesi misteriose! Quindi anche Cuba è un mistero! Un’isola che è tutta da indagare da questo punto di vista.

Varadero

Una volta che si è sulla strada bianca, non resta che continuare fino a Varadero. È il luogo turistico per eccellenza, voluto e creato apposta per il turismo, il turismo di massa: ci sono grandi alberghi, centri commerciali e un grande Marina (porto turistico) molto bello, con moltissimi posti barca. Ma questa parte di Varadero è quella che a me interessa meno, io sono attratta dalla parte originaria: Varadero era una piccola cittadina, con case di legno che si affacciavano sul mare o che si snodavano lungo le strade parallele per tutto il lungo lembo di terra che si prolunga verso il Golfo della Florida. Ci sono molte case particular dove alloggiare e alcuni bagni con ombrelloni che si affacciano su una spiaggia bianchissima davanti a un mare caraibico – è proprio il caso di dirlo: con diverse sfumature di azzurro! In questa zona si trova il Bar dove andare a fare colazione, il Bagno dove fermarsi e affittare l’ombrellone e gli sdrai, ed ecco una meritata vacanza! Sognando di tornarci, escogitando qualche modo che mi faccia tornare qui a Cuba per la quinta volta, in un luogo che malgrado tutte le sue contraddizioni io sento come casa.

Marina Hemingway

Ultima tappa all’Avana: Marina Hemingway, qui Hemingway veniva per pescare in alto mare i marley, qui ha scritto Il vecchio il mare, insomma se l’è goduta… Vado in giro per il Marina per vedere che tipo di barche ci sono. C’è un po’ di tutto, dai catamarani alle barchine dei navigatori oceanici e dei giramondo, quelle piccole, ma serie, con il pannello solare e la bicicletta sulla banchina. Una di queste è la barca di Massimo, un genovese che sta qui da anni. Tra connazionali si fa amicizia, e ancora di più fra gente di mare, come io faccio finta di essere: m’invita sulla barca a prendere un caffè. Parliamo di tutto e, fra le altre cose, mi racconta come è stata la pandemia qui a Cuba: le mascherine sono state risolte spiegando alle persone come si possono fare con una macchina da cucire e della stoffa procurata dallo Stato. I medici cubani, che sono tanti e gli studenti di medicina ancora di più, sono stati sguinzagliati in tutti i quartieri e andavano tutti i giorni a trovare i pazienti. Morale: ci sono stati pochissimi decessi e il tutto si è risolto anche perché Cuba ha prodotto un proprio vaccino, diciamo normale, efficace, ma senza effetti collaterali. Allora mi chiedo, ma lo faccio da anni ormai: quanto tempo ci metterà Cuba a omologarsi alla società occidentale piena di merci ma anche di problemi, nella quale noi viviamo? Io spero che migliori, sì risolvendo i problemi, ma rimanendo qualcosa di diverso, il più a lungo possibile. Del resto sono per la biodiversità in ogni campo, da quello delle piante a quella umana a quella della scelta politica di ogni nazione.

Syusy Blady

Lascia un commento

Iscriviti alla Newsletter di Italia Slow Tour
Riceverai tutti gli approfondimenti e il dietro le quinte di Slow tour Padano in anteprima.
Riceverai tutti gli approfondimenti e il dietro le quinte di Slow tour Padano in anteprima.
Iscriviti alla Newsletter di Italia Slow Tour