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La luce oltre il buio a Lisbona

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di Alessio Piazza

Ho esplorato la città di Lisbona dal 24 al 28 aprile 2025. I costi sostenuti sono stati di circa 900 euro a persona, comprendenti i pasti, alloggio, visite museali e mezzi di trasporto sia andata e ritorno che in loco.


Un racconto di viaggio lo si scrive per fissare in mente un’immagine, una sensazione, un’esperienza di vita, qualcosa che lascia il segno sia nel corpo che nell’anima. Perché in fondo viaggiare è questo: prendere contatto con il bello, in tutte le sue forme.

Lasciatevi guidare in un viaggio svolto con persone con disabilità visiva per le strade ora in salita, ora in discesa, di una città affacciata sull’Atlantico, provate insieme a me a fermarvi sotto i ponti di Lisbona e sentirete il fischio del vento. Provate ancora insieme a me a pensare ad un fiume che nel momento stesso in cui si proclama tale odora già di mare. Lisbona in quegli indimenticabili cinque giorni è stato questo ed oltre.

Già dal mio arrivo in aeroporto si poteva cogliere un’atmosfera sospesa. Soffiava una brezza dolce, ed il sole con i suoi raggi già scaldava il cielo. Ed è stato dopo aver preso un taxi, accompagnato da una delle referenti del viaggio, che si sono materializzati gli altri protagonisti di questa storia. Tutte voci sconosciute, mani strette e sorrisi, anche se la sensazione era di conoscerli da sempre. Diversi dialetti al confine occidentale d’Europa: si andava dal nord Italia, al sud, passando per il centro. Accenti italiani e stranieri, che mescolati, rendevano Lisbona di tutti.

E fu così che iniziò la nostra avventura. Iniziammo a conoscere la città, immergendoci nella sua storia quasi romantica, di un amore tradito, del quale si narra fin dalla fondazione della città di Olisippo. Vi lascio un’altra immagine, oltre a quella di persone con il bastone bianco che girano una città. Vorrei che provaste a tendere l’orecchio, e a sentire un canto, un canto che sa di malinconia. Qualcosa è stato perduto e mai tornerà indietro: il fado. Avvicinatevi ancora un po’ di più, e i vostri occhi vedranno una tavola imbandita ed un gruppo di persone sedute, anche se rapite internamente, che si godono la saudade. E potreste vedere ancora una sala, che quasi i membri fossero guidati dalla musica, si alza all’unisono. Si alza e fa una delle cose più semplici: battere le mani a tempo. Ma è in quel battere le mani che si coglie un qualcosa di allegro, quasi a fare da contrappunto al fado.

Bianco e nero, luce e buio che si sfiorano per un attimo. Ora invece siete seduti su un muretto, di fronte ad una pasticceria locale. In mano avete un qualcosa di caldo, la forma è quella di una crostata, ma senza marmellata visibile fuori. Lo avvicinate alla bocca, sentendo il suo calore. Con il primo morso esplode in bocca il sapore di crema, vaniglia e pasta sfoglia: sono i pastel de nata.


Manca ancora un senso: quello più importante per una persona con disabilità visiva. Finora abbiamo udito il fado, ci siamo lasciati penetrare dall’odore salmastro, abbiamo gustato i pastel de nata. Ma allora manca il tatto. Provate a seguire delle linee su di una mappa tattile, mentre un’altra parte di voi ascolta la spiegazione delle guide. Tentate ancora di toccare sculture, azulejos ed opere d’arte mentre vi vengono spiegate: in una parola accessibilità.


Un aereo. Quello del ritorno, posti molto stretti e gente che sale a bordo. Il mio umore è malinconico, come quello che la stessa città ci ha donato. Il gruppo è ormai ripartito. Un annuncio, poi due. Un grande blackout, il mondo che rallenta e si spegne pian piano. Sull’aereo tutto tace, le persone provano ad orientarsi, ma tutto è fuori uso, solo il sole con la luce ci ricorda chi siamo e da dove veniamo. L’aereo si muove in avanti, forse si decolla. E io capisco: luce e buio sono solo categorie. Forse buone per leggere la realtà. Buone a rassicurarci, a far dimenticare che ognuno è sconosciuto a sé stesso. Ogni persona è diversa ed il buio rimette al centro sensi ora dimenticati, ora sopiti.


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