Una rievocazione storica che si tiene ogni autunno
Un viaggio indietro nel tempo, nel cuore della regione che non esiste
di Stefano Venditti
Il sogno dell’essere umano è da sempre quello di poter viaggiare nel tempo. Di poter tornare, magari, nel passato, per essere in grado di rivivere in prima persona quelle atmosfere autentiche e semplici vissute dai nostri antenati. Una fantasia? Un desiderio? Non proprio! Ebbene nel cuore della regione che non esiste c’è la concreta possibilità di poter tornare indietro nell’800 e di poter essere spettatori di uno dei riti più affascinanti e più legati al territorio molisano e alla cultura contadina.
Lo scenario ideale di questo autentico tuffo nel passato è il comune di Baranello, in provincia di Campobasso, e il suo mirabile centro storico. Per alcuni giorni Baranello e i suoi abitanti riportano in vita una delle tradizioni più sentite dalla popolazione e con essa la memoria e la storia di chi prima di loro ha abitato quei vicoli, quelle case, quel centro storico, di chi ha arato i campi posti alla periferia del centro abitato.
Un omaggio alle proprie radici contadine e ad un passato di gente laboriosa e fiera la cui eredità è tramandata con grande orgoglio ed onore dai discendenti alle future generazioni. Una rievocazione che oramai da tempo ha travalicato i confini regionali del Molise e che per la indubbia validità storico-culturale attira ogni anno visitatori, turisti e studiosi da ogni angolo d’Italia e non solo. Molti, infatti, sono i baranellesi emigrati in ogni angolo del globo terrestre e gli appassionati stranieri che rientrano in paese per questo eccezionale appuntamento con la storia non solo molisana, ma italiana.
La peculiarità di questo viaggio nel passato, nella storia e nella cultura è che per alcuni giorni – da non dimenticare tutto il lavoro di preparazione e allestimento dei mesi precedenti – l’intero borgo si trasforma in un set teatrale dove prendono vita personaggi e storia vissuta di un passato che ha ancora legami durevoli con il presente.
Ogni 16 agosto e la domenica successiva Baranello si risveglia nel passato. Grazie alla compagnia di cultura popolare “Le Bangale” la tradizione dei riti del matrimonio dell’800 riprende vita.

Un evento per l’intera popolazione frutto del coinvolgimento di giovani, adulti, anziani e donne in particolare che si sono riappropriate della tradizione, ma anche della ricerca storiografica iniziata negli anni ’80 dal compianto professore Giovanni Di Risio e dal recupero dei contenuti dei bauli che le nonne conservavano gelosamente.
Dal 1991 si è data vita poi all’attuale ricorrenza che mette in risalto la figura della donna del tempo.
I rituali del matrimonio si concretizzano attraverso una rigida sequenzialità.
Si parte dall’innamoramento. La richiesta ufficiale (quéte) si realizza solo col consenso da parte del nucleo familiare a cui il giovane appartiene. Il fidanzamento è già percorso di iniziazione al nuovo status. Solo ora la suocera fa dono alla futura nuora de “lu bangale”, il grembiule del costume della festa che, attraverso la più o meno ricchezza dei galloni e dei ricami in seta, diventa simbolo della posizione che la sposa andrà in seguito ad avere.

La presentazione del corredo ha una duplice funzione: far sapere alla comunità ciò che la donna porta in dote e testimoniare la condizione economico-sociale della sua famiglia. La “dodda” esposta diviene oggetto di contratto, ratificato alla presenza di un notaio. Uno dei riti più suggestivi della cerimonia è il trasporto del corredo dalla casa della giovane alla dimora della suocera, quella dove andrà a vivere. Le amiche della ragazza sistemano la dote in grossi cesti (cofani) e li trasportano in corteo mentre la suocera attende sull’uscio della sua casa.



della sposa
Il passaggio successivo è la preparazione del letto che ospiterà gli sposi.
Il culmine si raggiunge nella celebrazione delle nozze. La sposa entra nello status di donna maritata con l’abbandono del fazzoletto a favore della “mappa”.



Il corteo nuziale, caratterizzato dal lancio beneaugurante di fiori e coriandoli (grascia), attraversa le strade, suggellando l’avvenuto cambiamento attraverso il rituale del passaggio della sposa sotto i ponti allestiti con coperte in raso antico su cui risaltano bambole e banconote.




Una cerimonia pone in risalto la valenza storica e religiosa del matrimonio che si svolgeva nella tradizione contadina. Baranello, infatti, a tutt’oggi, è caratterizzato da una popolazione che per i 2/3 è residente in campagna. La chiave di lettura di questa tradizione è la donna che non godeva degli stessi diritti dell’uomo. La donna era sottomessa sin dalla nascita, sia nella sua famiglia sia in quella di arrivo una volta maritata.
Per assurdo il rito del matrimonio è tutto al femminile, ma nella vita reale la donna era sempre un gradino più in basso nella scala sociale. L’unico momento di rivalsa era quando diventava suocera. Solo allora poteva decidere del destino del figlio ma anche della nuora, prendendosi una rivalsa, seppur piccola, nei confronti del suo status di sottomissione.
Una rappresentazione che toglie davvero il fiato per bellezza, autenticità e per la bravura assoluta degli interpreti. Non è una rappresentazione di uno spettacolo, ma la rievocazione delle proprie origini, della fierezza dei propri avi, del patrimonio culturale di una comunità che con estremo orgoglio ribadisce, soprattutto al giorno d’oggi, quando sia fondamentale rimanere saldamente uniti al proprio passato.




L’invito, dunque, è quello di mettersi in cammino verso un paese che non esiste, Baranello, situato nel cuore di una regione che non esiste, il Molise, per effettuare un viaggio non solo fisico ma spirituale e mentale, oserei dire, per scoprire un territorio ricco di tesori nascosti che ancora oggi sono sconosciuti ai più. Nel carnet di questi tesori c’è senza dubbio la rievocazione dei riti legati al matrimonio dell’800 di Baranello. Un ultimo consiglio: cercate di programmare una visita di più giorni a Baranello così oltre a presenziare ai riti del matrimonio dell’800 potrete meglio apprezzare e conoscere la cornice naturalistica e paesaggistica che funge da sfondo naturale all’evento in questione, magari fermandosi anche in qualche localino tipico della zona per poter degustare i prodotti tipici
dell’enogastronomia molisana. Buon viaggio a tutti!
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