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Con Oscar e James

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di Carla Frezza

La destinazione del viaggio del 2025 doveva essere un’isola, e poiché l’Irlanda soddisfaceva tutte le aspettative ci accingemmo con entusiasmo alla costruzione dell’itinerario.
Le nostre ferie non ci permettevano più di una settimana di vacanza, con partenza il 10 ottobre e ritorno il 17.

La meta fu individuata nella Contea del Connemara, sulla costa occidentale. Obiettivi: Galway, alla ricerca delle radici della lingua irlandese, le Isole Aran e le Cliffs of Moher, Limerick e infine Dublino, dove avremmo incontrato un paio di amici.

Il clima sarebbe stato un po’ piovoso, ma contavamo su una minore affluenza turistica per goderci l’aspetto più vero dell’isola, stare tra gli irlandesi, i loro pub e ascoltare la loro musica.
Pianificammo il volo – ci costò all’incirca 890 euro per tre persone andata e ritorno – il noleggio di un’auto, l’hotel di arrivo e quello strategico per esplorare la costa ovest senza un eccessivo dispendio di tempo.

L’abbigliamento fu il più pratico e comodo possibile: calzature impermeabili, un maglione in pile e giacca antivento ma soprattutto cappello e sciarpa, irrinunciabili per affrontare le sferzate di vento freddo durante la visita alle scogliere delle Cliffs of Moher.

Trovammo tutto eccellentemente organizzato; solo le formalità per il ritiro dell’auto a noleggio richiesero qualche lungaggine. Però ci accolse un’auto più grande rispetto a quella prenotata e, per meno di 100 euro al giorno, accessoriata con i più moderni optional: questo migliorò la guida (si tiene la sinistra) molto prudente e attenta soprattutto nell’uscita dall’aeroporto.
L’hotel situato nei dintorni di Dublino, precisamente a Maynooth, era molto bello, senza essere lussuoso, con arredi di legno scuro e lucido nelle ampie sale al pianterreno.
Al costo di circa 200 euro ci sentimmo trattati principescamente. A sera potemmo finalmente dedicarci alla ricerca di una buona cenetta e soprattutto all’incontro con la birra locale più famosa: la Guinness.

Ma in Irlanda le cucine chiudono alle ore 20, per cui ci accontentammo dell’unica pietanza disponibile nel locale più carino dei dintorni. Tacos con chili più un saporito formaggio, morbido e cremoso.
Il mattino seguente, dopo una sostanziosa colazione irlandese, ci dirigemmo a Kinvara, dove ci attendeva una comoda guesthouse per 4 notti, al costo di 640 euro per tre persone in camera quadrupla. L’alto e gentile proprietario ci ha subito fornito un adattatore per le spine, poiché le prese in Irlanda sono dotate di tre feritoie del tutto inadatte alle nostre.

Dirigemmo l’auto verso Galway, una città vivace, facile da percorrere e piena di attrattive. In particolare, una costruzione austera e imperiosa catturò la nostra attenzione e, dopo aver attraversato un portale in pietra massiccia ci trovammo in un cortile circondato da mura maestose: l’università.

Il giorno successivo ci imbarcammo alla volta delle isole Aran, scegliendo Inis Oirr, pagando in tutto (isola e visita alle scogliere) 52 euro ciascuno.

Ci colpirono i paesaggi racchiusi entro distese verdi, contornate da muretti a secco e disseminate di costruzioni rurali. Lì si parla l’irlandese e gli abitanti vivono di artigianato, in particolare i tipici maglioni di lana candida, bellissimi, fatti a mano e per questo piuttosto costosi.

Dopo aver pranzato a base di pesce ci imbarcammo alla volta delle Cliffs of Moher, le scogliere ripide e imponenti che conoscevamo dai documentari. Sul battello notammo che i molti anziani e persone disabili presenti ricevevano ogni sorta di confort e aiuto.
È veramente possibile viaggiare a qualsiasi età e la ricerca di nuove mete può spingere davvero ovunque.

Le destinazioni successive furono Limerick e Adare, cittadine incantevoli, dove sperimentammo il gusto di indimenticabili Irish Coffee in locali che invitavano alla convivialità. La musica era sempre coinvolgente, così come le partite di calcio seguite in tv davanti a piatti interessanti e birre scure, osservando il carattere disponibile e accogliente degli Irlandesi.

La parte finale del viaggio l’abbiamo riservata a Dublino. La prima meta fu il Trinity College: bisognava vederlo per constatarne il fascino.

Oscar Wilde aveva studiato nel prestigioso ateneo, ora sempre brulicante di studenti e visitatori.
Impossibile resistere all’attrattiva delle colonne, dei viali fiancheggiati da siepi fiorite, della storia che inevitabilmente richiamava alla memoria l’età vittoriana.
Guidati dalla curiosità di vedere i luoghi della sua infanzia cercammo la casa natale in Merrion Square, a nord della città, e la scultura – con l’immancabile garofano – nel parco centrale della piazza, per poi reimmergerci nella vita dublinese, in cerca di passeggiate rilassanti e locali dove ascoltare dell’ottima musica.


Il giorno successivo James Joyce ci venne incontro inaspettatamente in Earl Street: la sua figura bronzea, corredata di bastone e cappello conferiva signorilità all’autore di opere famose.

Se si fossero incontrati, lui classe 1882 con il maturo collega nato nel 1854, di che avrebbero parlato? James gli avrebbe sicuramente raccontato di come la sua anima fosse legata fortemente alla città di Trieste e Oscar avrebbe sbalordito il giovane letterato con alcuni dei suoi aforismi.
Intanto le note di un brano dei Cranberries risuonavano sul lungofiume.


Bisognerà tornare ancora in Irlanda, isola generosa di storia e panorami assolutamente sorprendenti.


Una poesia ispirata al viaggio:

Una pinta di birra irandese

Isola di verdi profili
cigni bianchi sulle rive
tavolini dei caffè
affacciati sulle passeggiate
dei poeti.
Il locale vicino al porto grande
mi offre un angolo nella penombra
e una sedia di legno scrostato.
Mentre sto davanti al mio manoscritto
con gli occhiali appannati di freddo
mani amichevoli
mi servono una pinta di birra
densa e schiumosa.
Descrivo le facce
racconto il tempo degli isolani
nascosto dietro la mia zuppa fumante.
Vista dal mare oceanico
l’isola è un ritaglio di terra fertile
divisa tra musica e letteratura
così vivace che non senti la pioggia
così misteriosa nella maschera autunnale
pallido il cielo e caldo il sorriso
dove tornare quando i gabbiani
annusano la bella stagione
e vengono a nidificare.


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